
Le parole di Valeria
La prima cosa che mi viene in mente davanti alle opere di Valeria Canavesi è l’immagine di una ragazza in piedi in cima a una montagna che prova a fermare il vento con le mani. La disturba, tutto quel vento, la fa sentire in pericolo, e lei prova istintivamente a ripararsi.
Ma il vento non si placa, anzi aumenta di forza, le spettina i lunghi capelli, quasi la trascina indietro facendole perdere l’equilibrio. Lei scende di qualche passo e va a ripararsi dietro una roccia.
Finalmente al sicuro, si guarda le mani: tra le dita sono rimaste impigliate decine di granelli colorati, ognuno di colore diverso, sembrano semi.
Li porta a casa, li guarda meglio: sono minuscole parole.
Era il vento delle parole, che quando tira così forte confonde tutto.
E ormai tira sempre più forte, quel vento: le parole ci circondano, ci vengono addosso, ci aggrediscono da tutte le parti. Sono tante, troppe, ci confondono.
Ora, in quiete, la ragazza si siede, dispone ordinatamente tutti i semi/parola su un canovaccio bianco per terra, come si faceva una volta in campagna con le mele.
Calza gli occhiali sul naso, ne sceglie alcune che sente più sue: libera, bugia, amore, dolore… Traccia un solco nella terra dell’orto, ricopre le parole/seme e le innaffia.
Va ogni giorno a curarle, dedica loro il suo tempo migliore, le vede crescere, ognuna diversa: ora può percepirne la forma, le mille sfumature di colore, il significato profondo, l’estensione delle radici.
La ragazza torna spesso in montagna, ma adesso il vento non la confonde più.
Ha coltivato l’amicizia con le parole, le chiama per nome una ad una, e loro la riconoscono e rispondono e l’aiutano a capire al di là delle apparenze.
_Sandro Baldoni
Immagina di essere tra amici. Ti accompagnano per sentieri a mezza costa, in un pomeriggio che già diventa sera. Per arrivare alla vigna dovrai fare una leggera fatica, dovrai attraversare dei regni che di solito non sono visibili. Non perché siano veramente invisibili, ma perché sono nascosti.
E ora, tu e i tuoi amici, dovrete sognare insieme. Questi luoghi, che esistono solo perché da tanto tempo sono sognati in comune, queste vite piccole che diventano grandi.
E anche chi crede di sognare da solo, o da sola, in realtà viene sognato dagli altri. Entra a fare parte del sogno comune. Diventa l’isola.
Il primo mondo è delle piante segrete, che si mescolano alla terra e ai tuoi piedi, anche ora, mentre cammini nella luce che scende. Mirto, assenzio, le nuvole gialle della ginestra. L’invisibilità, la visibilità, è nel tuo sguardo.
Non è più così lontana la notte, ma non è ancora vicina. C’è tempo. Ci sono le ombre, e le ombre azzurre del sogno sono più vere delle ombre vere.
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Il secondo mondo è animale. Le piante segrete chiamano gli animali invisibili, forse anche loro immaginari, perché qui facciano casa. Sono due, rivali, nemici, spiriti guida, sono gatto e coniglio. Le tue dita immaginarie accarezzano la loro pelliccia dal collo alla coda, ma non si faranno prendere, non da soli, né mai insieme. La presenza del gatto è l’assenza del coniglio e viceversa. Il gatto difende il territorio, il coniglio gli sfugge, e dove le loro zampe si posano – mai nello stesso tempo – ecco li vedi, i minuscoli licheni, la vita minima, ultima, impossibile, possibile ovunque.
Prendi tutto questo con te.
Ormai manca poco, sei quasi alla fine della via. Il terzo mondo è tutto intorno, non nascosto alla vista ma anzi accecante nel visibile. Sull’isola, è tutto ciò che vigna non è, ma è traccia e impronta. Il faro Fenaio che poco lontano sembra segnare un confine, le Secche dove il mare cerca di somigliare alla terra, pietra e scoglio. Pietre che sono state case, mura e palmenti dove in tanti hanno trovato ombra, contro il sole e il calore o contro la notte.
Qui gli antichi abitanti dell’isola sognavano più fittamente, più accanto.
Il terzo di questi regni è terra e te stesso e chi eri prima di te. Nel silenzio a battiti tra le grida di uccelli, senti il sangue scorrere nel corpo, il vento un tutt’uno impossibile da sciogliere col mare, un marevento mutevole e incessante come dappertutto sull’isola. Tra le tue dita ora, come tra le pietre dei muretti a secco, spuntano orizzontali i calzi di viti cresciute mille anni fa.
Tutto diventa arancio, rosso, oro.
Qualcuno, accanto a te, sorride.
Laura Pugno
Sono solo Parole
19 parole interpretate da testi, supporti e processi di stampa differenti.
Edizione di 11 esemplari originali, numerati e firmati.
Siamo sommersi di parole che non hanno più significato. Parole vilipese, abusate, dimenticate. Parole armate o ferite, assassine o morte ammazzate.
Eppure noi tutti pensiamo con le parole. Con le parole costruiamo i nostri desideri, diamo forma ai sentimenti e ai ragionamenti. Con le parole progettiamo idee che si trasformano in azioni, realtà, gesti grandi e piccoli.
Tutto comincia dalle parole; da loro nascono anche i figli e le guerre.
Con questa ricerca ho voluto restituire alle parole tutta la potenza e la bellezza che meritano. Per questa prima serie ne ho scelte 19: alcune mi sono care, altre mi spaventano, mi incuriosiscono, mi ispirano. Ci sono parole cattive, buffe, leggere e assolute, commoventi e divertenti, di uso quotidiano o sconosciute ai più. A ognuna ho dedicato una mia interpretazione testuale, scritta in forma poetica: pensieri, esplorazioni del significante e messaggi che attengono alla mia sensibilità e alla mia formazione. Ognuna è stata declinata in un format visivo dove non si gioca mai con gli effetti seduttivi della grafica: il testo è unico protagonista.
Il font prescelto è una variante del Bodoni, omaggio a un carattere bello e italiano, esattamente come la mia lingua madre.
A ogni parola e testo ho poi associato una carta, dei colori e un effetto di stampa semanticamente coerenti al loro significato. C’è quindi la parola contenta, su carta glitter dai colori sgargianti. C’è la parola bruciata perché frigge il cervello, su un cartone anonimo come lei. C’è la parola fuori controllo su velina oleata, con macchie e spiegazzamenti randomici. E c’è la parola più importante di tutte, in foglia oro su preziosa carta cotone bianca…
Ognuna è diventata un mondo: da leggere, toccare, annusare, ascoltare.
Ciascuna si è trasformata in 11 esemplari originali nel formato 50×70 cm stampati a mano nell’atelier A14 di Milano. Sistemi analogici e digitali si sono combinati a tecniche tradizionali: torchi, telai, inchiostri, rulli e cliché hanno dato un corpo a ogni testo.
È un corpo di carta. Perché proprio come accade alle parole, queste opere sono belle, ma fragili e deperibili: possono essere conservate nella cura più premurosa oppure manipolate, rovinate, forse anche distrutte.
In fondo sono solo parole… oppure no?
Expo
2026_Archivio Rachele Bianchi, Milano
2026_Libraria, Cuggiono (MI)
2027_Villa Burba, Comune di Rho (MI)
OPERE
LASCIO
Il controllo sulla vita è un’illusione, non esiste. Macchie, pieghe, imprecisioni randomiche sono espressione dell’imprevedibile saggezza che l’esistenza a volte ci riserva. È impercettibile ed è blu come l’acqua del fiume che, volenti o nolenti, va sempre al mare.
Gumprint su Glassine Claire Fontaine 45g tagliata 50 x 70 cm.
BUGIA
Velatura e colore esprimono il rossore, infantile e innocente, di chi vorrebbe nascondere la verità ma non ci riesce. E infatti: le parole qua e là sembrano sbiadite, ma si leggono sempre!
Calcografia con passaggi in acquatinta, acquaforte, puntasecca su carta Hahnemühle bianca 300g 50 x 70 cm.